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Campli - La Città dei Farnese

stato dei farneseCampli, la Città dei Farnese Cenni storici Di origine antichissima, la Città mostra ancora oggi nel suo tessuto architet tonico, la sua passata grandezza. A testimonianza di ciò, vi sono innumerevoli monumenti ed edifici capaci di suscitare stupore per la loro bellezza ed autenticità. Presumibilmente, la Città fu edificata intorno al VI I I – IX sec. d.C., in periodo alto-medievale, ma è nei secoli successivi che conobbe un primo ed importante momento di crescita ed espansione, in particolar modo tra il XI I I e il XV sec. Il periodo più ricco e fiorente si ebbe tra il XVI e il XVI I sec., grazie alla nobile famiglia Farnese, feudataria della Città (dal 1538 al 1731). La Campli dei Farnese godet te di diversi privilegi, fra cui l'istituzione della diocesi di Campli e Ortona (12 maggio 1600) ed il titolo di Città, che le permisero di assumere una rilevanza politica, sociale, economica e culturale tanto da divenire superiore alla vicina Città di Teramo. Con la fine del feudo farnesiano, Campli iniziò il suo lento ed inesorabile declino, anche a causa delle numerose calamità che ne colpirono al cuore la sua passata grandezza (terremoti , epidemie e pestilenze). Conobbe un breve ma importante risveglio sociale, politico e culturale proprio con l'avvento dell'Unità d'Italia(1861), per poi nuovamente declinarsi su se stessa fino ai giorni nostri. TORNA SOPRA

Palazzo del Parlamento detto Farnese

palazzo dei farneseConsiderato uno dei palazzi civici più antichi in Abruzzo, è sicuramente il simbolo della "camplesità" per eccellenza. Le vicende storiche che hanno contraddistinto questo insigne palazzo "viaggiano" di pari passo con la storia secolare della Città. La costruzione risalirebbe intorno alla fine del 1200, riproponendo in pieno lo stile del gotico abruzzese (gotico lombardo). Originariamente mostrava una strut tu ra architet tonica diversa dall'attuale: quasi sicuramente il palazzo era correlato da un ulteriore arcata nel suo fianco orientale ove si ergeva la tor re civica, l'altezza dell'edificio era composta da due piani la cui estremità era adornata da una meravigliosa cimasa duecentesca. Nel 1520 la strut tu ra dell'edificio subì una prima radicale trasformazione a causa della mancanza di aree edificabili all'interno della cit tà for ti f icata. At t raverso tale intervento di ammodernamento si decise l'abbat timento della torre civica e di un'arcata con i relativi piani sovrastanti, tale intervento è ancora visibile sul lato orientale del palazzo. All'altezza del pilastro di mezzo, centro della strut tu ra simmetrica dell'edificio, si realizzò un arco passante al di sotto del loggiato capace di sopportare il peso di un terzo piano, che venne costrui to per realizzare il primo teat ro in muratura d'Abruzzo. Parallelamente al declino politico, culturale e sociale della Città nel XVI I I sec, anche il palazzo del Parlamento ebbe un collasso strut tu rale dovuto al ter remoto del 1703. Nel 1828 l'ing. Carlo Forti del genio civile di Teramo, proget tò un operazione di restauro del palazzo per evitare un crollo definitivo. L'intervento di Forti fu molto invasivo, delineando l'edificio all'attuale aspetto: furono abbat tu ti il secondo e il terzo piano e vennero ricost rui te le volte del loggiato sul lato occidentale ed i relativi pièdrit t i. Nonostante i numerosi interventi, che in parte ne hanno stravolto l'aspetto originale, il palazzo del parlamento det to Farnese riesce ancora oggi a testimoniare il suo illustre passato. TORNA SOPRA

Scala Santa

scala santa campliLa Scala Santa venne istitui ta a Campli il 21 gennaio del 1772 grazie ad un Privilegio Pontificio di Clemente XIV. Il merito va sicuramente al gran lavoro diplomatico dell'allora Priore dell' Arciconf ra te rni ta delle Sacre Stimmate di San Francesco, l'avv. Giampalma Palma, padre dello storico Niccola. L'edificio sacro è costitui to da 28 gradini in legno da salire rigorosamente in ginocchio, per la remissione dei peccati. Coloro che ef fe t tuano il rito, ricevono l'Indulgenza Plenaria con lo stesso valore dell'omonima Scala di Roma. Il santuario "camplese",oltre al valore religioso, racchiude in sé un elevato senso artistico e culturale: sulla Scala di ascesa, come in quella di discesa, il penitente ripercor re "metaforicamente" la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo, att raverso la let tura delle immagini raf f igurate dalle sei grandi tele poste ai lati. Sulla sommità della Scala vi è una grata che conduce al Sancta Sanctorum, vero cuore del Santuario. Al suo interno vi sono custodite alcune schegge della Croce di Cristo oltre a numerose reliquie conservate in artistici reliquiari di scuola napoletana. La Scala di discesa presenta colori più vivi e accesi per rievocare la Resurrezione di Cristo e ad indicare simbolicamente la purificazione del fedele in seguito all'Indulgenza ottenuta. L'intero ciclo pit torico venne af fidato alla maestria dell' artista tramano, Vincenzo Baldati, che ultimò i lavori nel 1781. Il Santuario "camplese" è particolare nel suo genere: è incentrato interamente sulla Passione di Cristo. Per tale motivo il 14 gennaio 2002 il Pontefice Giovanni Paolo I I concesse una nuova Bolla Papale, promulgando l'Indulgenza a tut t i i venerdì di Quaresima, oltre alle Indulgenze già isti tui te nel 1700. TORNA SOPRA

Cattedrale di S. Maria in Platea

Il principale monumento religioso della nostra Città è senza dubbio la cattedrale di S. Maria in Platea. Essa prende nome dalla scultura in pietra posta sul portale att ribui ta a Gianfrancesco Gagliardelli (XIV sec.), che rappresenta la Madonna con il Bambino che guarda sulla piazza principale. L'esterno della Chiesa mostra due diversi aspetti architet tonici: lo stile romanico del campanile e quello neoclassico del frontale dell'edificio. Nel 1793 il Maestro Giovanni Fontana da Penne, ricostruì l'antica facciata in seguito ad un crollo, modificando la linea stilistica originaria della Chiesa, che come alcuni storici ri feriscono doveva essere del tut to simile a quella del Duomo di Teramo. La tor re campanaria, alta 42 metri, venne adornata nel 1474 della cuspide ottagonale ad opera del Maestro lombardo Antonello da Lodi, che realizzò anche quelle di Teramo ed Atri (i campanili gemelli). La piramide finale, più volte distrut ta , fu ricost rui ta alla fine del 1800, su proget to dell'ing. Norber to Rozzi. Essa è ricca di "sacri bronzi", incomparabilmente armonioso e piacevole è il tono della campana maggiore, il "campanone", ri fusa nel 1732 a spese dei signori della fam.Rozzi. Si ruppe nel 1847, ma nel 1853 fu ri fusa per volere del popolo dalla dit ta Pasqualini di Montedinove. La tradizione ricorda che all'atto della fusione le nobildonne della Città (Rozzi, Palma, Iannet t i, Legnani, Cerretani, Raceni, Mucci, Impaloni e Ramoni) gettarono nel bollente bronzo un'enorme quantità di oro e argento. Da qui nasce il segreto del suo armonioso ed incomparabile suono. Detta campana pesa kg 1826, con un diametro di 1,50 m. Le origini della Chiesa sono antichissime, la primitiva costruzione, oggi Cripta, risale a prima dell'anno Mille. Essa of f re un magnifico ciclo di aff reschi di scuola giottesca risalenti alla metà del '300. La strut tu ra architet tonica della Cripta è composta da una serie di piccole navatelle interamente af f rescate. La parte superiore della cattedrale risale al 1293. Inizialmente la strut tu ra era formata da un'unica sala e tra il XV e XVI sec. vennero realizzate le due navate laterali. Il tempio racchiude in sé un' enormità di tesori d'arte e l'opera che maggiormente stupisce è sicuramente il maestoso sof fi t t o ligneo del maestro teatino Teodoro Donati, realizzato tra il primo e secondo decennio del 1700. Di notevole valore artis tico ed architet tonico é l'edicola del SS. Sacramento, realizzata nel 1532 da Sebastiano da Como, l'intero complesso in pietra scolpita custodisce una Madonna lignea del 1493, att ribui ta al celebre maestro Silvestro dell' Aquila. Adornano l'edicola due magnifiche pale di Nicola Filotesio da Amatrice, realizzate tra il primo e il secondo decennio del '500. Sul presbiterio vi è la Cattedra Vescovile ed il Coro dei Canonici, strut tu ra lignea finemente intarsiata realizzata nel 1600, anno in cui la Chiesa viene elevata a dignità vescovile grazie ad una Bolla Papale di Papa Clemente VI I I. Di notevole interesse è la Cappella di S. Andrea Apoostolo, dove si conserva una bellissima tela di Giovan Battis ta Ragazzini det to il "ravennate", realizzata nel 1557. Di seguito è possibile ammirare la Visitazione della Madonna a S. Elisabet ta, copia dell'originale dell'Urbinate esposta al museo del Prado di Madrid. Imponente nella strut tu ra, dal dolce suono armonico delle sue 500 canne, vi è l'antico organo datato 1663 e recentemente restaurato. TORNA SOPRA

Chiesa di S. Francesco

chiesa san francesco campliLa costruzione della Chiesa risale presumibilmente intorno al 1227 .Essa è in stile romanico-francescano, secondo i canoni di povertà, semplicità ed austeri tà, det tati dall'ordine di S.Francesco. La tradizione vuole che la sua edificazione iniziò subito dopo il passaggio del "poverello" di Assisi, avvenuto intorno all'anno 1224, anno in cui il Santo avrebbe fat to riappacificare alcune famiglie camplesi in lotta per motivi feudali. Le pareti laterali della Chiesa sono rinforzate da lesene irregolari e abbellite da una cimasa duecentesca, che adorna tut to il perimet ro esterno del monumento. Il portale in pietra bianca calcarea di Ioanella, ha elementi decorativi e zoomor fi capovolti, in segno di ostilità al paganesimo. La parte superiore del portale è adornata da una lunet ta af f rescata che presumibilmente viene att ribui ta a Giacomo da Campli. Sul nartece vi sono due edicole: una con arco a tut to sesto in stile romanico che rappresenta la Passione e la Morte di Cristo (sulla sinistra) e un'altra a sesto acuto in stile gotico che rappresenta la Nascita di Gesù (sulla destra). Entrambe sono adornate da un bellissimo ciclo pittorico risalente alla metà del 1300 di scuola giottesca. L'unico elemento aggiuntivo, è l'altare dedicato a Ranuccio Farnese, duca di Parma e Piacenza, realizzato nel 1600 in occasione dell'istituzione della Diocesi di Campli. A destra dell'altare maggiore, si può apprezzare un af f resco dell' "Annunciazione", che dopo gli ultimi interventi di restauro alcuni critici d'arte ipotizzano che sia att ribui ta a Lorenzo Lotto det to il Veneziano, risalente alla prima metà del '500. Sulla lesena di sinistra dell'arco trionfale, all'interno di una nicchia, vi è una bellissima Pietà in stile giottesco, ritenuta uno degli af f reschi più antichi del ter ri to r io camplese. TORNA SOPRA

Museo Archeologico Statale

museo di campliL'edificio che attualmente ospita il Museo Archeologico Nazionale, risale ai primi anni del '300 di appartenenza all'ordine francescano conventuale. La strut tu ra museale ospita i reper ti della necropoli di Campovalano rinvenuti dal 1963. Gli scavi hanno portato alla luce oltre 600 tombe, che risalgono dal XI I sec. al I I sec. a.C. La necropoli appartiene all'antica civiltà pretuziana (etnia picena degli I talici) che visse in questi luoghi mille anni prima di Cristo fino all'avvento dell'imperialismo romano. Molteplici sono gli elementi rinvenuti (fibule, gioielli, anfore, armi, pissidi, etc.) che arricchiscono le sale museali. TORNA SOPRA

Porta Angioina e S.Giovanni Battista

porta angioinaNel XIV sec. la Città era formata da tre quartieri, il cosiddet to "trimonzio": Nocella a occidente, i due quartieri di Campli e Castelnuovo a oriente. Esse a loro volta erano for ti f icate da delle mura di cinta ove si accedeva att raverso dieci porte. L'unica porta ancora esistente è quella Angioina situata nel quartiere di Castelnuovo, che venne costrui ta intorno al 1371. Essa rappresenta uno dei maggiori esempi di archite t tu ra civile e militare medievale abruzzese. Per migliorare la strategia difensiva della Città venne scavato un fossato arti f iciale e la porta venne munita di un ponte levatoio. Sulla facciata che guarda verso oriente, al di sopra del portale ogivale, vi sono tre stemmi Angioini, in onore della nobile casata feudataria della Città. La Chiesa di S. Giovanni, dalla singolare tipologia costrut t iva a due navate, secondo alcune fonti risale ai primi anni del 1100. Lo storico Niccola Palma, ipotizza che la strut tu ra originariamente era ben diversa dall'attuale e non si esclude che potesse essere correlata da una terza navata in senso trasversale rispet to all'attuale. La facciata si presenta con linee costrut t ive asimmetriche, il portale risulta posizionato a sinistra e non al centro del frontale come da carat te ris t ica costrut t iva risalente a metà XIV sec. L'interno conserva importanti aff reschi risalenti al XIV e XV sec., alcuni att ribuibili a Giacomo da Campli; di notevole valore un crocifisso ligneo risalente alla fine del '300 e inizi del '400. All'ingresso, al di sotto di un'edicola, vi è un'antichissima e rara vasca battesimale, in fondo alle due navate, sul presbiterio, vi sono due altari cinquecenteschi in legno intarsiato, le cui pale sono att ribui te al pittore ravennate Giovan Battis ta Ragazzini. TORNA SOPRA

San Pietro in Campovalano

san pietro in campovalanoCostruita su un tempio dedicato ad un dio romano, sull'antica via del sale, risale all'VI I I secolo ed è sicuramente l'edificio sacro più antico del nostro ter ri to rio. L'aspetto attuale si delineò fra il XI I e XI I I sec. ed è uno dei maggiori esempi di archite t tu ra romanica abruzzese. L'ultimo intervento di restauro avutosi negli anni '60 ha ripor tato in luce l'aspetto stilistico originario. In tale intervento furono rimossi tut t i gli intonaci risalenti all'800. L'interno della Chiesa è costitui to da tre navate, su alcune pareti sono ben visibili elementi zoomor fi ed antropomor fi, mentre sulla parete della navata di destra vi è un frammento di un epigrafe in pietra dedicata a Giulio Cesare che risale al 40 d.C.. TORNA SOPRA

Nocella e la torre dei melatino

Come già precedentemente accennato Nocella, già quartiere del "trimonzio camplese", conserva ancora quasi intat to il suo aspetto urbanistico medioevale, ammirabile att raverso i portalet t i, stemmi, ornamenti, marcapiani e loggiati presenti nel tessuto urbanistico del quartiere. Sulla piazza principale si erge l'imponente tor re con lo stemma datato 1394 della famiglia Melatino. La torre originariamente apparteneva all' antica chiesa colleggiata dei santi Mariano e Giacomo andata distrut ta intorno alla metà del 1800, oggi è possibile riscont rarne l'aspetto perimet rale e l'abside grazie a dei resti di conci di pietra situati sull'orto prospiciente. L'attuale chiesa parrocchiale occupa l'antica cappella dell'ordine dei Carmelitani, l'interno è composto da un'unica navata con un sof fi t t o ligneo dipinto in scuola barocca, che rappresenta la Madonna del Carmelo mentre porge lo scapolare a Sant' Alber to, fondatore dell'ordine Carmelitano. TORNA SOPRA

Campli e la porchetta

La porchetta rappresenta il piatto culinario d' eccellenza per la nostra gastronomia locale. Negli statuti municipali emanati nel 1575 da Margherita d'Austria, erano presenti capitoli specifici riguardo la preparazione e la cottura della porchetta. Da ciò si evince che essa rappresentava già da all'ora un prodotto di primaria importanza per l'intera economia del territorio. Tornando ai giorni nostri questo cibo succulento viene ogni anno "osannato e festeggiato" nella celebre Sagra della Porchetta Italica, che si svolge a Campli dal 1964; creata dall'allora Direttore dell'Ente provinciale del turismo dott. Arturo Favazzi e dal concittadino Ubaldo Scevola, allora Sindaco di Campli. Ritenuta la sagra più antica d'Abruzzo, richiama ancora oggi migliaia e migliaia di buongustai, per apprezzare la sua fragranza e i sapori degli aromi naturali che ne conservano la caratteristica unica ed inimitabile. L'aggettivo "italica" venne utilizzato dal compianto Giammario Sgattoni, in occasione dei primi ritrovamenti nella necropoli di Campovalano. Tra i reperti furono rinvenuti resti animali all'interno di vasi di bucchero, da far supporre un uso già diffuso di queste carni intorno al X sec. a.C. TORNA SOPRA

Piatti tipici

Il nostro territorio vanta tra le sue ricchezze una ricca varietà di ricette tipiche di origini antichissime.
TIMBALLO uova, scrippelle, sugo al ragù, carciofi impanati e fritti, spinaci, piselli, scamorze, uova sode, burro,
parmigiano grattugiato, sale e latte.
CHITARRA CON LE PALLOTTINE farina, uova, carne d'agnello, carne di maiale, passata di pomodoro, burro, olio, cipolla
piccola, carota , sale, parmigiano.
SCRIPPELLE 'MBUSSE scrippelle (uova, farina), brodo, parmigiano grattuggiato, sale.
CARDONE IN BRODO cardone , uova, brodo, parmigiano grattugiato.
CEPPE uova, farina, olio, macinato di maiale, passata di pomodoro.
VIRTù fagioli, ceci, lenticchie, piselli, fave, carote, zucchine, patate, bietole, indivia, scarola, lattuga, cavolo, cavolfiore,
rape, borragine, cicoria, spinaci, finocchi, "misericordia", aglio, cipolla, finocchio selvatico, maggiorana, salvia,
"pipirella", sedano, prezzemolo, carciofi, uova, prosciutto crudo, olio, burro, cotenne, carne di manzo, noce moscata,
pepe, chiodi di garofano, lardo, parmigiano, farina, pasta di grano duro di varie qualità, tortellini e agnolotti. Secondo la
tradizione vengono mangiate il primo maggio.
PORCHETTA maiale, acqua salata, aglio, sale e spezie varie. Cotta al forno a legna.
CIF E CIAF maiale, aglio, cipolla, prezzemolo tritato, maggiorana, sale e pepe.
'NDOCCA 'NDOCCA carne mista di maiale (orecchie, coda, costatella, piede e lingua), sangue di maiale, alloro, pepe,
peperoncino e sale.
FUJE STRASCINIT verze, alloro, aglio, olio, vino bianco, un po' di peperoncino, sale.
MAZZARELLE coratella d'agnello (cuore, fegato e budella), vino, acqua, maggiorana, agli freschi, prezzemolo, foglie di
lattuga, cipolle fresche, pepe (o peperoncino), farina, aceto, sale.
VENTRICINA ritagli di maiale (prosciutto, testa, pancetta, sugna), sale, pepe bianco macinato, peperoncini dolci,
peperoncini piccanti, aglio, semi di finocchio, rosmarino, buccia d'arancia, budello (vescica o stomaco suino o vasi di
vetro).
PECORA ALLA CALLARA spezzatino di pecora, carote, cipolle, passata di pomodoro, aglio, sedano, vino bianco secco,
olio, limone, bacche di ginepro, grani di pepe, rosmarino, alloro, peperoncino, sale.
ARROSTICINI carne di castrato tagliata a cubetti e inserita in piccoli spiedi di legno. Cotta alla brace.
PATATE 'MPORCHETTATE patate, aglio, alloro, rosmarino, pancetta (o lardo), pepe, sale.
LA TIELL patate, peperoni, pomodori, cipolle, melanzane, olio, sedano, origano, aglio, pepe, prezzemolo, sale.
CAGGIONETTI castagne, miele, zucchero, cedro candito a pezzettini, cioccolato fondente grattugiato, mandorle tostate
e macinate, rhum, limone, cannella macinata, vino bianco, olio, farina. Dolce tipico natalizio.
SFOGLIATELLE uova, acqua, strutto, farina, zucchero, marmellata mista di uva, amarena, mele, cioccolato fondente
tritato, mandorle tostate e tritate, cedro tritato, rhum o cognac. Dolce tipico natalizio.
PIZZACOLA uova, zucchero, lievito di birra, massa per lievitare, olio, latte, farina, anice, liquore dolce. Dolce tipico di
Pasqua.
BOCCONOTTI farina, burro, uova, latte, lievito, marmellata d'uva, cedro candito, cannella, mandorle tostate e
macinate, la buccia di un limone grattugiata, cioccolato a pezzetti. Dolce tipico natalizio.
CICERCHIATA farina, miele, cognac, mandorle, uova, canditi o confettini colorati,olio per friggere.
PEPATELLI farina, miele, cacao, mandorle intere, buccia grattugiata di 2 arance, pepe macinato. Dolce tipico natalizio.
MOSTACCIOLI farina, zucchero, mandorle tostate e macinate, cacao amaro, vaniglia, ammoniaca, cioccolato fondente.
Dolce tipico natalizio.
PIZZA DI PASQUA uova, zucchero, farina, lievito, olio, semi di anice, cedro candito, uva secca, cannella, buccia di
limone, sale. Dolce tipico di Pasqua.TORNA SOPRA

"CAMPLI CITTÀ DELL'IMMACOLATA"

Tratto dal manoscritto "Campli Città dell'Immacolata" del concittadino Francesco Rozzi esperto in mariologia. "Spuntava l'anno 1764, ed alla copia degli anni passati, succedeva terribile carestia e la città di Campli ne restava oltremodo desolata, commuoveva il vedere de i contadini de i nostri innumerevoli villaggi che abbandonati i lavori campestri per mancanza di pane, recavano in vendita gli arnesi di agricoltura, onde procacciare da vivere per le famiglie, a così grave male altro se ne aggiunse peggiore, un epidemia di febbri tifico nervose e nella nostra amata città, andò a destarsi l'ansia, la smania e il terrore; la morte colpì in tutte le famiglie, il bisogno era divenuto generale, i cadaveri s'incontravano per le vie della città, il cielo era torbido e coperto da orrenda caligine, tanto da far accrescere la paura e lo sgomento. Scorati erano gli amministratori della città per si grande sciagura, e stabilirono convocare i decurioni ed i principali cittadini al consiglio, la piazza antistante il palazzo del parlamento era gremita di popolo, erano presenti il camerlengo, il governatore, l'anteposto, il reggimento, i decurioni, ma i loro volti risultavano pallidi e con le mani sulla fronte abbattuta, esprimevano l'irreparabile sventura. Ma un raggio si speme, la voce della moltitudine si eleva, Maria Immacolata ripete ciascuno tal nome amabilissimo, in molti lo annunciano dalle gotiche finestre del palazzo del parlamento, mentre la folla che si trovava in ansia sulla piazza gridava a gran voce… corriamo nella cripta della cattedrale, alla consolatrice degli afflitti Maria Immacolata e la rechiamo per le vie della città, la popolazione è in tumulto, pronta ad eseguire il Pio Disegno Divino, tanta era la confusione creatasi, che il governatore per evitare altri tristi avvenimenti, decise di fissare la Solenne Processione la domenica successiva, il dì otto luglio del detto anno. Sorge l'alba del grande giorno e le campane del duomo con tutte le altre città, annunciano la pompa divota, maree di folle sopraggiunsero dalle ville circostanti e con voce bassa recitavano le preghiere alla Vergine, le vie e le piazze della città sono gremite di fedeli e di ammalati, il sacro tempio è stracolmo di popolo; si apre il sacro succorpo e vi scendono i canonici, il camerlengo, ed i rappresentanti della città, Maria Immacolata è sorretta dai canonici, ed ecco che l'Immagine spunta nel tempio superiore, il popolo è prostrato piangendo ed i gemiti rimbombano in esso. La processione si muove annunciata dal suono della campana maggiore, cui rispondono a distesa tutte le altre della nostra amata Campli, all'uscire sulla piazza, i cittadini elevano gridi a Maria, affinchè interceda la grazia dall'orribile morbo, l'Immagine attraversa le vie e le piazze della città, fino a giungere nel quartiere di Castelnuovo oltrepassando la porta orientale, fino a proseguire nei pressi della chiesa di San Rocco. Qui la processione si ferma e le confraternite numerose, si racchiudono attorno l'Immagine Santissima, il popolo stremato dal dolore e dal pianto, invoca l'aiuto di Maria; ed ecco giungere il regio notaro Savinoli con vergata pergamena in mano, ed aggiunse;… fate silenzio, divoto popolo, ascoltate il pubblico Istrumento; in tale atto notarile la Madonna Immacolata venne dichiarata Signora, Avvocata, Protettrice e Patrona della Città, e da tale anno si dovrà ricordare tale ricorrenzacon la solenne processione votiva in perpetuo, oltre che ad una "novena di dodici giorni" da effettuarsi prima dell'aurora dal 27 novembre all'8 di dicembre, in ogni anno del Signore. Letto l'Istrumento, il notaro genuflesso, depose le chiavi della città nelle mani di Maria Immacolata, ed i fedeli nel pianto sgomento, intonano il canto di Maria Stella Del Mare, in tal momento avvenne l'avvenimento prodigioso, si alzò un soave venticello che schiacciò via l'orrenda caligine, ed il popolo si sentì ristorato, la grazia era giunta e la processione riprese la via del ritorno, la popolazione fu salvata ed i presenti gridavano a gran voce "è salva la nostra Campli, ed è salva grazie a Maria Immacolata" tornando a casa i fedeli trovarono i loro famigliari completamente guariti, e più nessuno, fu più colpito da quel giorno dall'endemico morbo. Ad avvenimento accaduto l'arcidiacono i canonici, diedero notizia dell'avvenuto prodigio a mons. Marcantonio Amalfitani, vescovo della diocesi di Campli e Ortona, quest'ultimo data l'anziana età e la malcurata salute risiedeva nel palazzo vescovile di Ortona dove vi morì l'anno successivo." Da tale anno come già descritto nel sunto del mariologo Francesco Rozzi, il popolo camplese si ritrova ogni anno dal 27 novembre all'8 dicembre nelle ore che precedono l'aurora nel Duomo, in tale occasione venivano chiamati ogni anno importanti predicatori. La storia ricorda, come viene descritto dal Palma, che in occasione della novena del 1822 la comunità camplese fu onorata della presenza di Gaspare Del Bufalo, che diverrà poi santo. Memorabili furono le sue orazioni tra il pianto generale, tant'è che l'ultimo giorno, di fronte alla chiesa gremita di fedeli, dal palco San Gaspare griderà a gran voce che porterà come esempio nelle successive sue missioni la particolare venerazione del popolo camplese alla sua grande Patrona: "Campli Città dell'Immacolata" TORNA SOPRA

 

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